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Lui & Lei

L’amica di nonna


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
13.05.2026    |    2.159    |    5 9.8
"«Scopami, ragazzo… sfondami questa fica vecchia… sì, più forte… così, fammi sentire le palle che battono sul culo… ahhh, sei meglio di tutti i vibratori che ho!» Dopo un po’ si..."
Un pomeriggio d’estate la nonna mi portò di nuovo a casa di Rosa, la sua amica vedova di settantadue anni. Era una donna robusta, con i capelli tinti di un rosso un po’ sbiadito, il seno grosso e cadente sotto la vestaglia leggera e un culo largo e morbido che ondeggiava quando camminava. Le altre amiche erano già sedute al tavolo del salotto a giocare a carte, ridendo e bevendo il solito vinello. Io, come sempre, dopo dieci minuti mi alzai con la scusa del bagno.
Ma questa volta Rosa mi seguì con lo sguardo. Lo sentii.
Entrai nel bagno piccolo e caldo, chiusi la porta e andai dritto al cesto della biancheria sporca. Frugai con le mani che tremavano e tirai fuori un paio di mutandine di cotone bianco, ancora umide di sudore e di quell’odore forte che mi faceva impazzire. Le portai al naso e inspirai profondamente: era un profumo denso, di fica matura, di piscio leggero e di crema per il corpo. Il cazzo mi diventò duro all’istante.
Stavo proprio lì, con gli occhi chiusi e le mutande schiacciate sulla faccia, quando la porta si aprì piano.
«Ti piacciono le mutande della vecchia Rosa, eh, birbante?»
La voce era bassa, roca, divertita. Mi voltai di scatto. Lei era lì, in vestaglia semiaperta, le tette pesanti che spuntavano, i capezzoli scuri e grossi. Non sembrava arrabbiata. Anzi, sorrideva con quella bocca carnosa e un po’ storta.
«Io… io…» balbettai, rosso fino alle orecchie.
Rosa chiuse la porta a chiave senza fare rumore e si avvicinò. Mi tolse le mutande dalla mano e se le passò tra le cosce, strofinandole sulla sua fica pelosa.
«Annusavi la fica di una vecchia troia di settantadue anni… e ti piaceva, vero? Senti quanto è bagnata adesso che ti ho beccato.»
Mi prese la mano e se la infilò sotto la vestaglia. Le mie dita toccarono peli ispidi e carne calda, già viscida. Rosa gemette piano.
«Toccami, ragazzo. Metti le dita dentro alla nonna di tutti… sì, così… più dentro.»
Infilai due dita nella sua fica matura. Era calda, molle, incredibilmente bagnata. Odorava forte di donna, di sesso vecchio e intenso. Lei si morse il labbro.
«Hai mai assaggiato una fica vera? Vieni qui, inginocchiati.»
Mi spinse giù. Mi ritrovai in ginocchio sul tappetino del bagno, la faccia a pochi centimetri dalla sua passera pelosa. Rosa aprì le gambe e tirò su la vestaglia.
«Leccami, birbante. Lecca la fica della vecchia Rosa.»
Appoggiai la lingua sul clitoride gonfio e cominciai a leccare. Il sapore era fortissimo: salato, muschiato, un po’ aspro, con quel retrogusto di piscio e di crema che mi fece girare la testa. Era il sapore di una fica di settantadue anni, vissuta, usata, bagnata di voglia. Leccavo come un pazzo, succhiando le grandi labbra carnose, infilando la lingua dentro di lei. Rosa mi afferrò la testa con tutte e due le mani.
«Oh sì… così, leccami il buco… che brava lingua giovane… più profondo, figlio di puttana… succhiami il clitoride… ahhh, così! La vecchia Rosa sta venendo in bocca a te!»
Venne tremando, schiacciandomi la faccia contro la sua fica. Sentii il sapore diventare più intenso, più dolce e salato insieme. Bevvi tutto.
Si tirò su ansimando. «Adesso spogliati. Voglio vedere quel cazzo giovane che mi ha sognato per mesi.»
Mi abbassai i pantaloni. Il cazzo mi schizzò fuori duro come marmo. Rosa lo guardò con occhi da troia.
«Madonna, che bel cazzo grosso… più grosso di quello del mio povero marito.»
Mi spinse sul water chiuso e si mise a cavalcioni. Prese il cazzo in mano e se lo infilò dentro con un gemito lungo.
«Ahhh… riempimi tutta… senti come è molle e calda la fica di una vecchia?»
Cominciò a scoparmi con movimenti lenti e profondi, le tette che mi sbattevano in faccia. Io le succhiavo i capezzoli mentre lei parlava sporco.
«Scopami, ragazzo… sfondami questa fica vecchia… sì, più forte… così, fammi sentire le palle che battono sul culo… ahhh, sei meglio di tutti i vibratori che ho!»
Dopo un po’ si alzò, il cazzo lucido dei suoi umori. Si voltò, appoggiò le mani sul lavandino e spinse indietro quel culo enorme e bianco.
«Adesso voglio il culo. Hai mai inculato una donna?»
Scossi la testa, il cuore a mille.
«Allora sarà il tuo primo culo di vecchia troia. Sputa qui.»
Sputai sul suo buco del culo grinzoso e rosa. Rosa si aprì le natiche con le mani.
«Piano all’inizio… poi spingi tutto. Voglio sentirmi sfondata.»
Appoggiai la cappella e spinsi. Il buco era stretto, caldo, incredibilmente morbido. Entrai centimetro dopo centimetro mentre Rosa gemeva come una puttana.
«Oh cazzo… sì… infilamelo tutto nel culo… senti come si allarga? Più dentro… sì, così… adesso scopami forte!»
Cominciai a spingere come un animale. Il suo culo era strettissimo, caldo, e ogni colpo faceva un rumore bagnato. Rosa urlava piano, per non farsi sentire dalle altre in salotto.
«Più forte! Inculami questa vecchia troia! Sfondami il buco del culo! Voglio sentire il tuo cazzo fino in gola da dietro!»
Le afferrai i fianchi e pompai senza pietà. Il culo di Rosa ondeggiava, le tette sbattevano contro il lavandino. Sentivo il suo buco stringermi il cazzo come una morsa calda.
«Sto per venire nel tuo culo, Rosa…»
«Sììì! Riempimi di sborra giovane! Inondami il culo!»
Venni urlando dentro di lei, schizzi lunghi e densi che le riempirono l’intestino. Rosa venne di nuovo, tremando, il suo buco del culo che pulsava intorno al mio cazzo.
Quando uscii, un rivolo di sborra le colò lungo la coscia. Si voltò, mi baciò sulla bocca con la lingua e sussurrò:
«Da oggi, ogni volta che la nonna gioca a carte da me, tu vieni in bagno… e io ti aspetto con la fica e il culo già bagnati. Capito, mio piccolo pervertito?»
Annuii, ancora con il cazzo mezzo duro.
Da quel giorno, le partite a carte della nonna diventarono il mio paradiso segreto.
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